Cambiamenti climatici, Clima e ambiente, energie rinnovabili

Cambiamento climatico: il cemento è un problema sottovalutato

Cambiamento climatico: il cemento è un problema sottovalutato

Bill Gates, il noto fondatore e creatore di Windows, a un certo punto ha posto una domanda importante che dovrebbe essere al centro di ogni conversazione sul clima: “qual è il tuo piano per il cemento?”.

Potresti chiederti perché proprio il cemento dovrebbe essere al centro del dibattito sul clima quando una parte significativa delle emissioni di gas serra (GHG) proviene dall’energia. Ma, in realtà, le emissioni dell’energia che utilizziamo per alimentare le nostre case, attività commerciali e trasporti rappresentano solo il 55% di tutte le emissioni globali.

Dobbiamo affrontare questi dati e passare alle energie rinnovabili, migliorando l’efficienza energetica e ripensando i trasporti (in primis passando all’elettrico). Queste misure da sole non ridurranno a zero le nostre emissioni annuali, che secondo una previsione entro il 2050 dovrebbero raggiungere i 51 miliardi di tonnellate di CO2.

Già nel 2015, l’imprenditore americano aveva lanciato l’allarme sui pericoli di una pandemia globale. Nel 2010 aveva inoltre parlato a un Ted Talk e nel suo discorso sottolineava la necessità di eliminare le emissioni di carbonio entro il 2050. Da allora il magnate ha continuato a consultare gli esperti del settore e nel 2015, ha partecipato al vertice di Parigi sul clima. Recentemente ha anche scritto un libro sul cambiamento climatico chiamato “Come evitare un disastro climatico: le soluzioni che abbiamo e le scoperte di cui abbiamo bisogno”.

Come evidenziato anche nel saggio, ci troviamo di fronte a 51 tonnellate di gas serra prodotti ed entro il 2050 dovremmo arrivare a zero per evitare una crisi climatica.

La sola produzione di cemento porta all’incredibile cifra di 2,2 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno, cioè l’8% di tutte le emissioni di CO2. Per produrre cemento, i combustibili fossili o i rifiuti vengono bruciati per surriscaldare la calce in un forno e produrre ossido di calcio, un processo chimico che si traduce in ulteriori emissioni di CO2. A ciò si aggiungono le emissioni che provengono dalla produzione di altri materiali utilizzati nell’edilizia e nell’industria, come il ferro e l’acciaio, che nel 2016 hanno rappresentato 3,5 miliardi di tonnellate di CO2.