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La decrescita può essere felice?

La decrescita può essere felice?

Movimento, concetto economico, politico e sociale, ma anche stile di vita, la decrescita è un concetto che trova più risonanza nella società odierna.

Mentre in tutti i paesi la corsa sfrenata alla produzione di ricchezza diventa ogni anno più urgente, molti credono da diversi decenni che garantire un futuro migliore al pianeta e ai suoi abitanti oggi richieda l’applicazione di un nuovo modello. Nonostante i suoi detrattori, la decrescita appare così come una visione alternativa, ei suoi sostenitori sono sempre più numerosi.

Innalzare il tenore di vita è da decenni la principale ambizione di tutti, traducendosi a livello nazionale nella produzione di ricchezza che riflette la crescita economica. L’indicatore più emblematico di questa continua ricerca di crescita è il Prodotto Interno Lordo o PIL, che quantifica la ricchezza annua generata dagli agenti economici e dagli Stati.

A partire dalla seconda metà del 20° secolo, però, molte personalità hanno messo in guardia dai misfatti di una continua crescita economica basata sullo sfruttamento delle risorse naturali.

Il concetto di decrescita aggredisce le basi della crescita economica e contesta il PIL, che sarebbe quindi uno strumento incoerente per indicare lo sviluppo degli agenti economici. La teoria della decrescita denigra la crescita economica, in particolare sugli aspetti del produttivismo e del consumismo. Produrre ripetutamente sfruttando risorse limitate, creare nuovi bisogni e spingere costantemente i consumi sono incongruenze, sottolineano i sostenitori della decrescita.

Le idee veicolate da questo concetto si basano su diversi principi, tra cui il prosciugamento delle risorse naturali ed energetiche o l’impatto ambientale, sociale e sanitario di questa intensa estrazione delle ricchezze della biosfera.

La decrescita è una teoria il cui scopo è dare a tutti l’opportunità di riscoprire il senso del limite. Questo concetto mira a rimodellare la società, ad allontanarla dalle tendenze attuali creando una produzione irresponsabile di ricchezza e favorendo non solo il degrado ambientale – dovuto alle estrazioni dagli ambienti naturali –, ma anche sociale – dovuto alla disparità di reddito.

La decrescita felice

La concretizzazione del concetto di decrescita implica la riduzione dei consumi e della produzione non necessari. Rendere concreta questa teoria richiede anche di cambiare la percezione che un più alto tasso di crescita economica sia sempre la situazione più desiderabile.

Quando i governi applicano una politica di decrescita, il tasso di produzione di ricchezza indicato dal PIL è destinato a essere basso. In questo caso, lo stesso strumento del PIL è chiamato a essere sostituito da altri – questa volta legati al benessere – per quantificare lo sviluppo della propria popolazione.

Come un’illusione, il PIL non indica realmente la felicità delle popolazioni, secondo i fautori della teoria della decrescita. Quando il PIL è in aumento, significa che si nota una crescita economica e che si suppone che gli agenti economici stiano meglio.

Tuttavia, il PIL riunisce un insieme di oggetti, valori e altre ricchezze, prodotti all’interno di un paese, mentre non tutti gli agenti vi hanno accesso, per scelta o semplicemente a causa delle loro limitate capacità finanziarie.

Come indicatore, il PIL valuta quindi solo la produzione di ricchezza, escludendo purtroppo altri fattori che contribuiscono al reale benessere degli agenti. A titolo esemplificativo, nel calcolo del PIL non si tiene conto del fatto di produrre in proprio le risposte ai propri bisogni – come coltivare ortaggi in casa, o fare il proprio pane – così come lo scambio di servizi tra privati. Tali nozioni, tuttavia, contribuiscono al vero benessere ed è più probabile che vengano utilizzate con altre – come l’indice di sviluppo umano o l’impronta ecologica – per mettere in pratica la decrescita.

I difensori della decrescita evocano così attraverso l’espressione “felice decrescita” questa situazione legata all’affermarsi della teoria all’interno di una società. Per alcuni sostenitori della teoria, la decrescita è un concetto basato su 3 elementi fondamentali e interdipendenti:

  • Il modo di vivere è il primo di questi e raccomanda che la società produca responsabilmente e consumi in modo intelligente limitando l’impatto sul pianeta.
  • La tecnologia è il secondo elemento, in uno spirito di continua ricerca di innovazione volta a ridurre l’uso delle risorse naturali ea sostenere un percorso circolare nella produzione dei beni.
  • Il terzo fattore è la politica, il cui ruolo è quello di proporre strategie globali in uno spirito di decrescita.

Le azioni congiunte di questo trittico sono dunque all’origine di una felice decrescita.

Da un punto di vista più pragmatico, possiamo considerare che una felice decrescita richiede un’accettazione personale di una riduzione dei consumi accompagnata da un cambiamento nella visione del mondo consumista.

La decrescita felice, gli esempi

La decrescita sta ora iniziando a farsi strada, anche se nessuna iniziativa su larga scala è stata ancora annunciata ufficialmente. Molte situazioni danno infatti l’opportunità di osservare che alcuni approcci avviati negli ultimi anni si ispirano a questa teoria.

Applicare la decrescita è quindi possibile, ma per essere realmente efficace, l’approccio deve essere collettivo integrando la trasformazione del modo di vivere, l’accelerazione delle innovazioni tecnologiche e l’attuazione di strategie politiche globali.

In Nuova Zelanda, ad esempio, il bilancio statale ha tenuto conto del criterio del benessere. Questa situazione è in un certo senso un’illustrazione del fatto che la decrescita è possibile e che la teoria sta lentamente ma inesorabilmente guadagnando potere. Il Primo Ministro del Paese ha infatti preso la decisione di affiancare il benessere a criteri prioritari come l’ambiente o la povertà infantile nella valutazione del suo bilancio. Questo approccio segue anche quello di un altro paese autarchico, il Bhutan, il cui indicatore ufficiale di ricchezza è il PIL o felicità nazionale lorda.

Rendere possibile qualsiasi processo di decrescita richiede quindi l’azione delle autorità politiche. In termini fiscali e legislativi, si possono ad esempio intraprendere iniziative su beni e transazioni che comportano elevati costi ambientali e sociali.

L’introduzione delle tasse sui biglietti aerei, ad esempio, è vicina ai principi della decrescita, così come la creazione di normative che vietino l’uso della plastica monouso. Oltre al campo della politica, anche la recente presa di coscienza della società sulla necessità di un cambiamento nello stile di vita sembra segnare l’adesione ai principi della decrescita.

La preferenza dei consumatori per gli alimenti biologici a scapito delle produzioni industriali dimostra che l’applicazione della teoria è del tutto possibile. Negli ultimi anni si è rilevata una netta preferenza per i prodotti alimentari da agricoltura biologica, come dimostra il balzo del mercato del +15% nel 2018 seguito dal +13,5% nel 2019.

Mentre il metodo di produzione di questi alimenti è rispettoso del suolo, le colture biologiche hanno una resa inferiore rispetto a quelle coltivate con molti apporti fitosanitari. Questo calo della produzione corrisponde quindi ai principi del concetto di decrescita.