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Il permafrost artico si sta sciogliendo più velocemente del previsto

Il permafrost artico si sta sciogliendo più velocemente del previsto

Nei media si parla sempre di più dello scioglimento del permafrost. Questo terreno ghiacciato nelle regioni artiche potrebbe davvero, se si sciogliesse, alimentare massicciamente il riscaldamento globale nei prossimi decenni.

Il permafrost è oggetto di un’attenzione sempre più precisa nella comunità scientifica, e quindi comprendiamo sempre meglio le sfide della sua evoluzione di fronte al riscaldamento globale. Uno studio di ricercatori europei e russi ha installato un nuovo dubbio: e se l’aumento delle precipitazioni causato dal riscaldamento globale accelerasse lo scioglimento del permafrost?

Capire lo scioglimento del permafrost

Il permafrost è un terreno ghiacciato tipico delle regioni artiche e della Siberia. Questo tipo di suolo caratterizza gli ecosistemi a pieno titolo, con la loro biodiversità e funzionamento biologico unici. Il permafrost è anche un pozzo di carbonio molto importante, poiché la materia organica ricca di carbonio contenuta nel permafrost non si degrada e quindi rimane congelata nel ghiaccio.

Problema: con il riscaldamento globale, le temperature medie alle alte latitudini artiche stanno aumentando. Le regioni dove è presente il permafrost sono quindi esposte sempre più regolarmente a temperature che provocano lo scioglimento di parte del permafrost. Tuttavia, sciogliendosi, il permafrost tende a “rilasciare” nell’atmosfera il carbonio che contiene: la materia organica “scongelata” finisce per degradarsi o fermentare e provoca emissioni di gas serra. Il permafrost è quindi un buon esempio di un ciclo di feedback positivo, cioè un fenomeno che si autoalimenta: il riscaldamento globale scioglie il permafrost, che alimenta il riscaldamento globale, che accelera lo scioglimento del permafrost, ecc.

Le piogge estive accelerano lo scioglimento del permafrost?

Ma il calore non è l’unica cosa che accelera lo scioglimento del permafrost. Infatti, secondo uno studio pubblicato su Nature Communication, anche le forti piogge che cadono sugli ecosistemi del permafrost ne accelerano lo scioglimento. Tuttavia, con il riscaldamento globale, le piogge estive stanno già aumentando nelle aree artiche, spinte da un aumento dell’evaporazione indotto dalle temperature più elevate.

Poiché l’acqua è un miglior conduttore di temperatura rispetto all’aria, la presenza di acqua a livello del suolo accelera lo scioglimento delle superfici ghiacciate aumentando il trasferimento di calore. Di conseguenza, il terreno si scioglie in modo più significativo ea una profondità maggiore. Per verificare ciò, i ricercatori hanno irrigato appezzamenti di terreno permafrost per simulare l’effetto delle forti piogge estive. Hanno quindi confrontato questi appezzamenti con quelli vicini non irrigati. Risultato: gli appezzamenti a contatto con l’acqua si sono sciolti a profondità superiori del 35% rispetto agli altri.

Uno scioglimento sostenibile del permafrost

I ricercatori sono stati anche in grado di dimostrare che l’effetto di questa fusione è abbastanza duraturo nel tempo. Infatti, in tempi normali, il permafrost sciolto durante l’estate tende a ricostituirsi durante le fasi invernali. Ma questo “ricongelamento” funziona solo se il terreno è scongelato in superficie. Tuttavia, con le piogge, lo scioglimento è notevole e profondo. Il ghiaccio è quindi permanentemente indebolito, il che significa che il terreno si scioglie più rapidamente durante i periodi estivi per diversi anni dopo essere stato esposto a forti piogge.

In sintesi: l’aumento delle precipitazioni nelle zone di permafrost provoca non solo una situazione di scioglimento acuto, ma anche una situazione di scioglimento cronico del suolo. Questi ultimi sono quindi permanentemente esposti alla decomposizione, che rilascia nell’atmosfera grandi quantità di gas serra.

Questo effetto delle precipitazioni sul permafrost non è stato chiaramente identificato nella recente letteratura scientifica sull’argomento. Possiamo quindi pensare, alla luce di questi dati, che le conseguenze climatiche dello scioglimento del permafrost potrebbero essere sottovalutate.